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14/10/2019
Obbligo Videosorveglianza in case di riposo e strutture sanitarie

 

La Legge 14 giugno 2019, n. 55 converte in Legge il Decreto Sblocca Cantieri. 

 

Vediamo cosa succede nel campo della videosorveglianza.

 

Al fine di assicurare la più ampia tutela a favore dei minori e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità, con l'art. 5-septies si istituiscono fondi per 10 milioni di € per il 2019 e 30 milioni di € per ogni anno successivo fino al 2024 al fine di supportare i Comuni con risorse finanziarie per l’installazione di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso presso ogni aula di ciascuna scuola d'infanzia e nelle case di riposo e dei sistemi di archiviazione delle immagini per un tempo "idoneo". 

 

Pur rimanendo in attesa di un Decreto attuativo che definisca meglio nei dettagli le specifiche degli impianti, è evidente che tutte le strutture d'infanzia, tutte le case di riposo e le strutture ospitanti persone con disabilità, dovranno necessariamente dotarsi di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso. 

 

Fino ad oggi, i sistemi di videosorveglianza non potevano inquadrare i luoghi di lavoro in quanto la sorveglianza era finalizzata esclusivamente alla tutela del patrimonio aziendale con un periodo di conservazione di 24/28 ore.  Con l'entrata in vigore della Legge 55/19, il datore di lavoro, in qualità di titolare al trattamento è invece obbligato a registrare e conservare le immagini relative all'attività lavorativa dei dipendenti. Questi sistemi di monitoraggio dovranno essere installati nei luoghi di lavoro separati da eventuali impianti di videosorveglianza finalizzati alla tutela del patrimonio. Inoltre le immagini, dovranno rimanere a disposizione delle Autorità Giudiziarie, custodite e protette per un periodo, definito con il Decreto attuativo, probabilmente di 6 mesi. Questo tempo di conservazione importante condizionerà il dimensionamento degli impianti di archiviazione che, separati dagli altri sistemi, dovranno conservare una grande quantità di dati per molto tempo.

 

Da un punto di vista giuridico la norma ha lo scopo di legittimare il titolare della struttura a videosorvegliare l'operato dei propri dipendenti per interesse legittimo prevalente. Le immagini però non potranno che essere visionate dalla Autorità Giudiziaria nel corso dell'attività investigativa in ipotesi di reato. Per tutelare la privacy dei lavoratori, le immagini dovranno essere custodite e tutelate con elevati standard di sicurezza, al fine di garantire un rischio residuale basso in conformità con il GDPR 679/2016, codice europeo per la tutela dei dati personali. 

 

La valutazione d'impatto (DPIA) obbligatoria assumerà un ruolo determinante per la tutela dei dati e per dimostrare la corretta applicazione del GDPR. 

 

Nel caso di impianti di videosorveglianza finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, questi dovranno essere separati da questi impianti che possono essere considerati come delle vere e proprie "scatole nere" a tutela e salvaguardia dei minori e delle categorie più deboli. 

 

Una corretta progettazione tecnica dell'impianto deve necessariamente essere affiancata da una adeguata progettazione in privacy by design, principio giuridico per l'applicazione dei principi del GDPR 679/16 e una valutazione d'impatto adeguata. È evidente ormai che l'installatore progettista non può che essere anche consulente privacy professionale.  La nuova figura del tecnico di videosorveglianza vede necessariamente coesistere competenze tecniche, competenze informatiche e competenze legal in tema di GDPR. La sua prestazione professionale deve garantire standard professionali adeguati e idonee garanzie. 

 

 

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