
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata con forza nelle aziende. Strumenti come ChatGPT, Gemini, Copilot o Claude vengono utilizzati per scrivere documenti, analizzare dati, riassumere testi e automatizzare attività.
Molte organizzazioni stanno introducendo questi strumenti senza una vera strategia di governance. L’adozione dell’AI viene spesso guidata dalla percezione che “lo fanno tutti” o che sia una tecnologia inevitabile.
In realtà, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale comporta importanti implicazioni in materia di protezione dei dati personali, sicurezza informatica e conformità normativa.
Per questo motivo oggi il ruolo del DPO (Data Protection Officer) e dei consulenti privacy diventa centrale anche nella gestione dell’intelligenza artificiale in azienda.
L’intelligenza artificiale che utilizziamo oggi si basa in gran parte sui Large Language Model (LLM), ovvero modelli di linguaggio addestrati su enormi quantità di dati testuali.
Questi modelli sono in grado di generare risposte simili a quelle umane perché analizzano enormi dataset provenienti da:
L’obiettivo del modello non è comprendere il significato delle informazioni ma prevedere quale parola è statisticamente più probabile dopo quella precedente.
Questo meccanismo prende il nome di next-token prediction.
Quando un utente inserisce una richiesta in un sistema di AI generativa, il modello analizza il testo ricevuto e genera la risposta costruendola parola dopo parola.
Il sistema calcola continuamente quale token (cioè frammento di parola o parola) ha la probabilità più alta di comparire successivamente nella frase.
Questo spiega perché i modelli generativi riescono a produrre testi coerenti e convincenti anche quando non possiedono una vera comprensione del contenuto.
Un punto di svolta nello sviluppo dell’intelligenza artificiale moderna è arrivato nel 2017 con la pubblicazione dell’architettura Transformer.
Questa tecnologia ha reso possibile analizzare il contesto delle parole all’interno di una frase, migliorando enormemente la qualità delle risposte generate dai modelli.
Da questa architettura derivano i modelli chiamati GPT (Generative Pre-trained Transformer).
Negli ultimi anni aziende come OpenAI, Google, Meta e altre società tecnologiche hanno sviluppato modelli sempre più avanzati come:
La vera rivoluzione è arrivata nel 2022 quando strumenti come ChatGPT hanno reso queste tecnologie accessibili al grande pubblico.
Molti dipendenti utilizzano strumenti di intelligenza artificiale inserendo nei prompt informazioni aziendali sensibili come:
Questo comportamento può comportare rischi significativi per la protezione dei dati personali e per la sicurezza aziendale.
Tra i principali rischi troviamo:
Trasferimento di dati verso fornitori esterni
Molti sistemi di AI funzionano su infrastrutture cloud e possono trasferire dati verso server situati fuori dall’Unione Europea.
Memorizzazione dei dati nei sistemi AI
Alcune piattaforme possono conservare le conversazioni per migliorare i modelli o per finalità di addestramento.
Utilizzo di informazioni sensibili nei prompt
L’inserimento di dati personali o informazioni aziendali riservate nei prompt può generare trattamenti di dati non controllati.
Quando si parla di intelligenza artificiale è importante distinguere tre componenti diversi.
Il modello
Il modello è il sistema matematico che genera le risposte.
Esempi di modelli sono GPT, Gemini, Llama o DeepSeek.
L’interfaccia
L’interfaccia è la piattaforma che consente agli utenti di interagire con il modello.
Esempi sono ChatGPT, Copilot o Gemini web.
Le interfacce possono includere funzionalità come:
Il server
Il server è l’infrastruttura dove il modello viene eseguito e dove vengono trattati i dati.
Questo elemento è particolarmente rilevante per comprendere dove vengono trasferite le informazioni e quale normativa si applica.
I prompt sono le istruzioni testuali che guidano il comportamento del modello.
Esistono due tipologie principali.
Un prompt ben strutturato consente di ottenere risultati più affidabili e ridurre il rischio di errori o informazioni inventate.
Con la diffusione dell’AI nelle aziende, il Data Protection Officer assume un ruolo sempre più importante nella gestione dei rischi legati ai dati personali.
Il DPO può supportare l’organizzazione in diverse attività:
valutazione dei rischi privacy nei sistemi AI
Analisi dei trattamenti di dati personali effettuati tramite strumenti di intelligenza artificiale.
definizione di policy aziendali sull’uso dell’AI
Creazione di linee guida interne per l’utilizzo sicuro degli strumenti AI da parte dei dipendenti.
verifica dei fornitori di servizi AI
Valutazione delle garanzie offerte dai provider dal punto di vista della protezione dei dati.
supporto nella conformità normativa
Monitoraggio degli obblighi derivanti da GDPR e dal nuovo AI Act europeo.
L’Unione Europea ha introdotto l’AI Act, il primo regolamento dedicato alla regolamentazione dei sistemi di intelligenza artificiale.
La normativa prevede una classificazione dei sistemi AI basata sul livello di rischio e introduce nuovi obblighi per:
Le organizzazioni che adottano strumenti di intelligenza artificiale devono quindi sviluppare una governance tecnologica adeguata per garantire conformità normativa e protezione dei dati.
L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità per migliorare efficienza e produttività.
Tuttavia, l’adozione di queste tecnologie richiede un approccio strutturato che integri:
Affiancarsi a consulenti specializzati e a un DPO esperto in AI e privacy consente alle aziende di utilizzare queste tecnologie in modo sicuro, responsabile e conforme alla normativa europea.
Un Large Language Model è un sistema di intelligenza artificiale addestrato su grandi quantità di testo per generare risposte simili a quelle umane. Viene utilizzato per scrivere testi, rispondere a domande e analizzare documenti.
L’uso di ChatGPT in azienda può essere conforme al GDPR se vengono adottate adeguate misure di sicurezza, policy interne e valutazioni sui fornitori di servizi AI.
Sì. Il DPO deve valutare i rischi per la protezione dei dati personali derivanti dall’uso dell’intelligenza artificiale e supportare l’azienda nella definizione di policy e controlli.
L’AI Act è il regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale introducendo requisiti specifici per i sistemi ad alto rischio.
No sempre. Inserire dati sensibili o informazioni riservate nei prompt può comportare rischi di diffusione o trattamento non controllato dei dati.
Sì. Le organizzazioni dovrebbero adottare policy interne sull’uso dell’intelligenza artificiale per gestire rischi privacy, sicurezza e compliance normativa.